La locandiera è scritta dal Goldoni quando ormai aveva deciso di abbandonare la commedia dell’arte per passare a commedie più aderenti alla realtà più vere e in cui non era più il canovaccio a fare da sfondo alle sue commedie nelle quali i singoli personaggi della commedia dell’arte ripetevano i loro ruoli stereotipati. La locandiera, infatti, è la commedia che rompe con gli stereotipi di donne viste fino a quel momento sulla scena sciocche maliziose e intimamente “servette” per offrirci un tipo di donna completamente diversa: razionale, calcolatrice, abile manipolatrice. Vista come una suffragetta per la liberazione delle donne in realtà Goldoni ne offre un quadro a dir poco negativo, pericoloso, ove l’arte della donna non è più come nella commedia dell’arte la civetteria esplicita ma un calcolato raziocinio che maschera comunque un compiacimento di sè che ha la sua massima espressione nel nome stesso della locandiera: Mirandolina. Così questa donna, che all’apparenza offre una quadro positivo di sé, intelligenza, bellezza, autostima, intraprendenza, finisce per cedere alle lusinghe di usare questi poteri per manipolare l’amore. Lo usa nei confronti dei due allocchi pseudo gentiluomini e nobili e con il cavaliere di Riprafatta che, dichiarato nemico delle donne, diventa il bersaglio degli strali di Mirandolina. Ma la sua arte che, apparentemente sembra raggiungere il suo scopo quello di far innamorare il cavaliere per poterlo rifiutare è quello che in realtà il suo subconscio vuole? O ella stessa diventa vittima della sue stesse armi? La commedia, discostandosi dalla lettura tradizionale della stessa, ne offre una ri lettura psicologica dei due personaggi principali (Mirandolina e il cavaliere) attraverso dialoghi con i propri alter ego e che alla fine inducono a concludere che non vi siano vinti e vincitori ma solo 2 amanti sconfitti: uno dall’amore, che aveva sempre rifuggito, l’altra dal proprio orgoglio, che le impedisce di abbandonarsi ai sentimenti veri per rifugiarsi in quelli di comodo( Fabrizio suo subalterno). Testimoni di questo….sono appunto le due commedianti retaggio della commedia dell’arte che capitano alla locanda per “andare a scuola di verità” e che alla fine sono testimoni e giudici di questa capitolazione che le induce a pensare che Mirandolina sia più che mai maestra nell’arte della manipolazione e della finzione anche se usa strumenti apparentemente più genuini.